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mcfatus [ non esistono grandi problemi, esistono piccoli uomini ]
 




Disclaimer:

Questo blog è mio e ci scrivo quel che mi pare.
ATTENZIONE! Contiene riferimenti a persone, cose, animali, città, fiumi, fiori, governi, marche di automobili realmente esistenti (e che cercano di limitare la nostra gioventù)
ATTENZIONE! Contiene citazioni colte (e non pago la SIAE)
ATTENZIONE! Non contiene i risultati dell'ultima giornata di serie B
ATTENZIONE! Contiene ironia, autoironia, tristezza, seghe mentali e polemicità (non necessariamente in quest'ordine)
ATTENZIONE! Non contiene scene di sesso esplicite (e volendo nemmeno implicite)
ATTENZIONE! Contiene cazzacci miei
ATTENZIONE! Contiene espressioni scurrili, ma parlo come mangio (e mangio malissimo, oserei dire)
Si prega perciò chiunque si ritenga turbato da questo di abbandonare al più presto questo blog, magari senza sbattere la porta...



Chi sono:


Filippo, 24 anni, impiegato



Basta! Parlamento pulito

Dove vivo:

Montecarlo (sì, ma in provincia di Lucca)



Come mi descrivo:

coglione, utopico, coglione, curioso, coglione, esageratamente sicuro di me, coglione



Ipse dixit:

"Puppami la fava" Rousci, 19/05/2007
"Nella vita non ci sono solo le puppe... c'è anche il culo!" mcfatus, 09/06/2007

La mia auto:




5 settembre 2007


Dubbio amletico

Dal giaciglio ove giaccio passando le mie giornate a dormire e a soffiarmi il naso mi chiedo una cosa fondamentale:
Ma il moccio non finisce mai? E perchè nonostante la produzione industriale non dimagrisco un cazzo? La materia si crea dal nulla nel mio corpo?

...quando si dice che oggi son poetico!




permalink | inviato da mcfatus il 5/9/2007 alle 18:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


4 settembre 2007


Appunti dal mondo della tv

Essendo confinato in casa da due settimane (che palle!) mi sono buttato per qualche ora anche su quella cosa che imperterrita tenta di riempire le giornate di chiunque gli passi accanto: la televisione. Un mostro fatto di niente che a qualsiasi ora tenta di vendere (a chi?, mi domando)suonerie improbabili per cellulari, pedane massaggianti che promettono milioni di taglie in meno e altrettanti milioni di euro da vincere indovinando il nome del cantante di Una lacrima sul viso.
Insomma, un suicidio per chiunque vi si fermi davvero davanti.
Ma nel mio girovagare in quel girone infernale, mi sono voluto fermare su un particolare agghiacciante. Più ridicolo di C'è posta per te (che - ne ho le prove - lo guarda un noto blogger montecarlese). Meno interessante di Porta a porta. Più urlato del Progesso. Nientepopodimenoche L'Italia sul due. Uno spregio all'umana speme di evoluzione e progresso.
Puntate tipo: Britney Spears pessima maestra di vita e Vi ricordate del primo bacio. Roba che le repliche delle repliche delle repliche delle repliche di Beverly Hills (che già in prima tv facevano ride') sono considerate capolavori.
Ma io mi domando: ma chi lo guarda uno pseudo dibattito (con opinionisti presi dalla strada, dopo che probabilmente un camion li aveva presi in pieno) su argomenti del genere? Per la piccola parte di canone che pago mi sento indignato. Piuttosto ci propinino due ore di prove tecniche di trasmissione.



Vabbè, non sarà il massimo da vedere, ma almeno concilia il sonno. E non devi nemmeno togliere l'audio.

PS: altra cosa fichissima da guardare è la rubrica dei trailer cinematografici. Di tutti quelli che ho visto ce n'è uno che mi è rimasto particolarmente impresso. Non so il nome del film (un'altro film sulla mafia, magari è anche bello, niente da dire a proposito) ma quello che mi ha colpito è la scritta e la voce di sottofondo che recitano: un film di Andrea Porporati. Che io ho pensato: non l'ho mai sentito dire (sono un cine-ignorante, non lo nego), ma dev'essere uno importante, insomma, non è da tutti far dire "un film di". Poi vai su google e leggi: "All'esordio dietro la macchina da presa". Che si sia un pò montato la testa, il tipo?




permalink | inviato da mcfatus il 4/9/2007 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 agosto 2007


Vicini molesti...



mitici 'sti vicini... ;-)

...e poi c'è chi si lamenta di me!!




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20 agosto 2007


Vecchietto ti odio

Sottotitolo: due buoni motivi in più per convincersi che i vecchietti spesso, lungi dal meritarsi rispetto, andrebbero confinati.

 
Stamattina mi sono svegliato con un mal di gola orrendo, per cui decido che è meglio passare dal dottore a farmi dare un'occhiata.
Arrivo nella sala d'attesa e ovviamente ci sono due vecchietti davanti a me. Mi girano perchè non sto bene, e perchè ho furia (devo andare a lavoro, farò ritardo), ma aspetto il mio turno. Proprio mentre aspetto che il secondo esca dall'ambulatorio, entra nella sala d'attesa una vecchiettina. Saluto e quella inizia a lamentarsi che c'è sempre fila e io - per evitare di rispondergli male - gli rispondo con un paio dei miei migliori mugugni. Appena la porta dell'ambulatorio si apre la vecchiettina sfodera uno scatto da centometrista e si fionda davanti a me. Gentilmente le faccio notare che ci sono prima io ma quella dice tranquillamente che deve solo chiedere una ricetta. Fosse stata più giovane l'avrei fatta fuori, ma d'altronde è una vecchietta, bisogna portare rispetto... Così aspetto. Naturalmente la ricetta è una cosa complessa, e ci vuole un quarto d'ora (io devo andare a lavorare!) prima che la signora esca, ovviamente senza ringraziare per averla fatta passare. La mia visita è rapida, in cinque minuti sono fuori. Esco dall'ambulatorio, e chi ti trovo in sala d'attesa? La simpatica vecchiettina che tranquillamente è seduta a chiacchierare nella sala d'aspetto. Vecchiettina bastarda, ma allora mi pigli per il culo? La prossima volta che un vecchiettino tenta di passarmi davanti, foss'anche in fin di vita, lo stendo a mazzate.
Con le palle ancora più girate mi metto in viaggio verso il mio ufficio. All'altezza di San Vito una macchina mi taglia la strada brutalmente, entrando da una stradina laterale. La carreggiata contraria è occupata, quindi devo inchiodare per non spiaccicarmici dentro. Gli suono e lo mando mentalmente (o anche non mentalmente?) a fanculizzarsi, lui e tutta la sua gente. Questo non si scompone e si piazza nel mezzo della strada a trenta all'ora, fermandosi agli incroci (anche quelli in cui ha la precedenza). Sono già in ritardo di mezz'ora, e dopo un chilometro di quest'andazzo lo sorpasso con una manovra che dovrebbe essere punita dal codice penale. Appena finito il sorpasso mi guardo indietro per capire chi poteva essere un deficente del genere. Ovviamente, un vecchiettino. Ora dico, ma non si può togliere la patente a uno che è incapace perfino di di portare un cane a pisciare?
Non sono razzista, ma a volte penso che la libertà dei vecchiettini andrebbe limitata.




permalink | inviato da mcfatus il 20/8/2007 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 luglio 2007


il volo

Ci sono decisioni che ci segnano per la vita.

E non parlo di quelle che facciamo, quanto di quelle che non facciamo.

Sono lì, come spade di Damocle. Sappiamo che dobbiamo farle, sappiamo che vogliamo farle, ma ci manca il coraggio. Oppure ci manca una spinta. In fondo non sono decisioni da poco, e tutto sommato quel che abbiamo in qualche modo ci piace. Basta far finta di non vedere, basta far finta di non sentire. E poi – bello o brutto – quello che abbiamo è una certezza. D’intorno c’è buio, e la paura è grande.

E’ un po’ come la prima volta che vai in piscina. Vorresti staccarti dal bordo, e cominciare a nuotare come gli alti. Ma per quanto tu voglia le mani non sentono ragioni. Il bordo è l’unica salvezza. Bisogna violentarsi per lasciarlo. E scoprire che in qualche modo si sta a galla comunque. E scoprire che spesso c’è qualcuno dietro le tue spalle che se ti vede in difficoltà ti offre un appiglio. E scoprire che magari nuotare ti fa schifo. Ma intanto hai provato, e puoi dirtene felice. Il problema è il primo passo. Quello lo devi fare da solo.

Per quanto tempo ho atteso aggrappato al bordo. Cosa aspettavo? Sinceramente non lo so. Che un disco volante mi venisse a salvare, forse. Ma poi ho capito una cosa. Che le cose belle non si ottengono facilmente. Che devi affrontare le tue paure, e forzarti un po’ per poter vedere il buio oltre quello che hai già. Fosse facile.

(Non sono autocelebrativo, è che l’altro giorno ho parlato con una che non voleva crescere... e per quanto mi facesse rabbia non mi veniva nient’altro da dirle che non questo...)




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7 luglio 2007


9 luglio 2006, un anno dopo

Non sono ammattito, non è un post calcistico.

Ma mi fa piacere pensare che tutto sia iniziato quella notte.

Dopo che mi sono guardato “Notte prima degli esami oggi” (chissà se faranno anche il sequel del sequel – comunque carino) ho avuto voglia di andarmi a rivedere le immagini di quelle notti. E ho fatto quest’ora guardando le partite contro Germania e Francia, quei supplementari leggendari, quei rigori finalmente assurdi.

Non sono un patito di calcio, non lo sono mai stato. Mi piace guardare ogni tanto qualche partita, ma il calcio italiano mi annoia. Non è per snobismo (non so nemmeno cosa sia uno schema) ma perché esigo lo spettacolo.

Quello spettacolo che non è mancato in almeno due delle partite dei mondiali tedeschi.

La partita contro l’Ucraina (ma quanti Zambrotta c’erano in campo?) e la semifinale contro i padroni di casa.

L’emozione ha fatto il resto. Non è questione di patriottismo, ma di qualcosa che ci unisce, anche se per poco.

Riguardando quelle partite piango. Per me quei giorni resteranno qualcosa di indelebile. La vittoria l’ho scordata, ma c’è qualcosa nel cuore che resta. Persone, luoghi, un forte batticuore. E pensieri, che restano lì sospesi, e ritornano prepotenti.

Ad esempio la seconda cosa che ho pensato dopo il gol di Grosso: la prima ovviamente è stata goooooooooooooooooooool! Poi, incurante di aver tirato in terra un tavolino su cui stavano bottiglie e bicchieri di birra (cara mamma di Stefano, non mi sono mai scusato, ma forse dopo un anno sarebbe il caso che lo facessi) (lo stesso Stefano, alcuni giorni dopo, mi rinfaccerà che il puzzo di briao non andava via nemmeno con le bombe…) …dicevo, incurante dei miei disastri nucleari ho pensato: “Ma come cazzo hai fatto?”. Tuttora, se avessi di fronte a me Grosso (ne dubito mi vorrà rispondere – ma se mi lascia un commento ne sarò felice) gli chiederei: ma anche se tu lo riprovassi duecento volte in allenamento, un gol del genere lo rifaresti anche solo una volta? Ma soprattutto, davvero stavi tentando un tiro del genere oppure t’è capitato, provando a fare un cross sbilenco? Perché sai, mi sono riguardato un’infinità di volte quella scena, e ormai ce l’ho scolpita nella mente, e tutte le volte penso che tu non possa essere così matto da aver tentato davvero una cosa del genere. Nessuno sano di mente l’avrebbe fatto. Ma forse è vero che la fortuna aiuta gli audaci, e tu ne sei solamente la riprova. E forse la seconda riprova sta nell’azione successiva, quando Giardino tenta la sorte servendo Del Piero. Niente da ridire su Del Piero, ci mancherebbe (anche perché sennò Rousci mi riempie di virus), però non è certo uno che nelle occasioni importanti sa fare il suo mestiere. E invece. E invece ci riesce, e fa un pallonetto che – oddio va fuori oddio va fuori oddio va fuori – finisce in rete. E resto lì, mentre il mio corpo salta di nuovo in piedi distruggendo ancora di più quello che ancora da distruggere c’è in casa di Stefano, incantato, e penso (forse a questo punto Carlo mi sta strizzando le palle ma non ci fate caso): cazzo, ma se l’ha fatto davvero qualcosa vorrà pur dire. Forse quest’anno la storia finirà in modo diverso. Forse, ma per ora accontentiamoci di questa squadra che ci fa vedere lo stadio della finale. E poi è così strano abbracciare persone che allegramente ignori per il resto dell’anno… Lasciamo passare questa notte. Arriviamo in città, e vediamo un po’ di gente che, come me, impazzisce per qualcosa che il resto dell’anno ignora, o critica. Viva la notte.

Ricordo che i giorni seguenti soffrii quella notte. Mi presi una frescata, qualche linea di febbre che però non mi impedirono di essere sul campo la sera in cui la Francia – lo sentivo – ci avrebbe battuto. O meglio, la sera in cui l’Italia avrebbe perso. Perché è sempre successo così. Non l’ho mai vista vincere, e sul più bello ci siamo fregati con le nostre mani. D’accordo le belle partite, d’accordo Del Piero che – chiamato dal destino – risponde, d’accordo… però. Il però prende forma sul maxischermo già dai primi minuti. Ricordo una partita orribile, e n’importe pas se qualcuno molto più competente di me potrà e vorrà dire il contrario. C’ero io, seduto su quel pavimento, e nessuno può togliermi il ricordo di quella partita schifosa. Il fallo di Materazzi, il rigore tirato da Zidane sulla traversa. E’ fuori, è fuori!, ma ci credo solo io. E’ già finita per me. E forse qualcun altro, come me, lo pensa, ma non lo dice. E invece. E invece l’uomo (non solo il calciatore) meno probabile al mondo fa vedere che lassù qualcuno ci ama. Lui qualcuno ce l’ha al sicuro, e lo mostra a tutti con quegli indici al cielo, verso qualcuno che è fiero di lui anche se tutti lo considerano il peggior macellaio che un attaccante può incontrare. Quella notte è la notte di Materazzi. Da quella notte è amato e rispettato, anche se solo cinque minuti prima chiunque l’avrebbe voluto ammazzare. Non voglio farne un santo, ma bisogna dargli quel che si merita, cioè che ne è entrato animale (vedi Francia in vantaggio) e ne è uscito campione. Non è una questione di pura fortuna: non si fa tutto questo senza tanta determinazione e testardaggine. Ancora un’altra dimostrazione che la fortuna aiuta gli audaci, ancora una volta seguita dall’oblio di una partita lenta, fallosa, inutile. Se non si sapesse di che la sconfitta è probabile si chiamerebbe sofferenza. Fortuna che io in campo non c’ero, perché fra quelli in campo questa cosa si chiama tener duro. In qualche modo ci credono. E arrivano ai rigori in pari, senza la solita nostra consapevolezza che gli altri vinceranno. Riguardare i rigori mi procura sempre gli stessi pensieri, tranne che quella sera non pensavo. Ho avuto il mio più lungo blackout cerebrale da quando sono nato. Mi sentivo come ricoperto di ovatta. Non credo di aver esultato durante i rigori. Ricordo solo il divano. Ricordo che forse ero da solo, ma che comunque solo mi sentivo. Unico pensiero (non me ne vogliano i fan) durante la rincorsa di Del Piero. A distanza di un anno quando lo vedo penso ancora: non lo sbagliare non lo sbagliare non lo sbagliare. E Del Piero non sbaglia. Qualcosa vorrà dire. Poi niente, il buio, solo urla e qualche immagine dallo schermo. Una coppa alzata al cielo, e un senso di vuoto. La fine, che si guardi da vincitori o da vinti, è pur sempre la fine. Quella parentesi che ci aveva riempito le giornate, che ci aveva accompagnato, quella tensione che ci legava non c’era più. Non è che non abbia festeggiato, anzi. Ricordo bene la notte del 9 luglio 2006. I caroselli, la festa sul camion, la febbre che mi faceva girare la testa, qualche cretino completamente nudo, qualche giovincella con le tette al vento, i miei occhiali perduti per sempre sotto le ruote di un motorino. Ma per me era una festa d’addio, di una stagione che non ritornerà mai più. Come tutti gli addii, un po’ gioia un po’ pianto. Era passato il primo mese di stage, ero nel pieno di una transizione (anche se non lo sapevo), e l’estate del 2006 si era macchiata di un azzurro che però stava terminando il suo effetto.

A luglio 2007 ci sono due frasi di allora che mi fanno tirare le somme. Caressa (se non sbaglio era lui il commentatore), pochi istanti dopo il rigore di Grosso, con il groppo in gola urla “guardate dove siete, perché non ve lo dimenticherete mai… guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai”. A questo punto di solito le lacrime si fanno più grosse. Dove sono lo so, e anche il padrone di casa non lo dimenticherà tanto facilmente. Ma con chi… beh questo è più difficile. Sono con persone diverse da me, ma che ancora non ho capito quanto siano diverse. O meglio, quanto io sia diverso da loro. Sono con persone con cui Italia – Francia è l’ultimo legame. Penso a quanti sono rimasti lì, mentre i miei motori chiedevano spazio per correre. Fra queste persone c’è Martina. Sinceramente, non so dove sia durante la semifinale. Proprio non riesco a visualizzarla. E so che durante la finale c’è, ma è già come se fosse già sparita. E’ per questo che mi piace pensare che tutto sia finito lì.

O meglio, che tutto sia cominciato lì.

No, non dimenticherò dov’ero il 9 luglio 2006, né con chi ero. Continuerò a piangere alla fine dei supplementari contro la Germania e a pregare che Del Piero non sbagli il rigore contro la Francia.

Ma tutto questo va al di là del calcio. Il calcio è solo un gioco. La vita… beh forse anche la vita è un gioco. Ma anche se lo è, sono io quello in campo. Quello che vuole vincere. Sono io quello che ci ha creduto. Quello che ha pianto quando il distacco sembrava enorme ma che ha continuato a lottare. Certo, ho avuto a fianco ottimi compagni. Ma come la squadra che il 9 luglio 2006 era in campo, anche io a dispetto degli scettici ho deciso che il mio momento era arrivato. Che dovevo credere nei miei sogni.

E’ passato un anno da allora, e mi sento sempre in pieno secondo tempo. Ripensarci mi fa sentire che la testardaggine paga.

E allora continuo per la mia strada.

Buonanotte.

Una notte (anche se una sola) da campioni del mondo.




permalink | inviato da mcfatus il 7/7/2007 alle 2:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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