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il volo

Ci sono decisioni che ci segnano per la vita.

E non parlo di quelle che facciamo, quanto di quelle che non facciamo.

Sono lì, come spade di Damocle. Sappiamo che dobbiamo farle, sappiamo che vogliamo farle, ma ci manca il coraggio. Oppure ci manca una spinta. In fondo non sono decisioni da poco, e tutto sommato quel che abbiamo in qualche modo ci piace. Basta far finta di non vedere, basta far finta di non sentire. E poi – bello o brutto – quello che abbiamo è una certezza. D’intorno c’è buio, e la paura è grande.

E’ un po’ come la prima volta che vai in piscina. Vorresti staccarti dal bordo, e cominciare a nuotare come gli alti. Ma per quanto tu voglia le mani non sentono ragioni. Il bordo è l’unica salvezza. Bisogna violentarsi per lasciarlo. E scoprire che in qualche modo si sta a galla comunque. E scoprire che spesso c’è qualcuno dietro le tue spalle che se ti vede in difficoltà ti offre un appiglio. E scoprire che magari nuotare ti fa schifo. Ma intanto hai provato, e puoi dirtene felice. Il problema è il primo passo. Quello lo devi fare da solo.

Per quanto tempo ho atteso aggrappato al bordo. Cosa aspettavo? Sinceramente non lo so. Che un disco volante mi venisse a salvare, forse. Ma poi ho capito una cosa. Che le cose belle non si ottengono facilmente. Che devi affrontare le tue paure, e forzarti un po’ per poter vedere il buio oltre quello che hai già. Fosse facile.

(Non sono autocelebrativo, è che l’altro giorno ho parlato con una che non voleva crescere... e per quanto mi facesse rabbia non mi veniva nient’altro da dirle che non questo...)

Pubblicato il 23/7/2007 alle 12.24 nella rubrica pensieri sparsi.

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